venerdì, 18 aprile 2008
Biglietti a spese della società per la gara del Franchi e prezzi congelati nel match di andata all’Ibrox Park. Questa l'iniziativa presa dalla società dei Rangers di Glasgow per ringraziare i propri tifosi dell'attaccamento dimostrato durante tutta la stagione. Questo quanto si legge sul sito ufficiale degli scozzesi con un'operazione rinominata A Big Thank You.
 
Non mi azzardo nemmeno a fare un paragone con le nostre società di calcio perché sarebbe davvero imbarazzante.. mi viene solo da sorridere se penso che a noi ci chiuderebbero tutti dentro casa buttando la chiave altro che biglietti regalati..
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venerdì, 11 aprile 2008
È slittata al 25 settembre l' udienza preliminare a carico di Luigi Spaccarotella, il poliziotto che con un colpo di pistola ha ucciso Gabbo l'11 novembre scorso all'autogrill di Badia al Pino (Arezzo).
L' udienza si terrà davanti al gup Simone Salcerini che deciderà se rinviare a giudizio il poliziotto davanti alla corte d'assise o avviare il rito abbreviato. La notizia è stata anticipata dal quotidiano La Nazione. La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal procuratore Di Cicco e dal pm Ledda ai primi di aprile. In queste ore dal palazzo di giustizia sono partite le notifiche, molte delle quali arriveranno ai destinatari solo domani. I cinque mesi di tempo saranno utilizzati dal collegio di difesa del poliziotto (avvocati Francesco Molino e Gian Piero Renzo) per decidere quale strada percorrere: il rito abbreviato oppure la corte di assise. I legali del poliziotto stanno valutando anche una terza via da percorrere, ma in questo caso sarebbe decisivo il parere del Gip: rito abbreviato condizionato alla audizione di alcuni testi. Una via di mezzo per tentare di confutare le tesi dell'accusa con testimoni a favore che dovrebbero mettere in dubbio la e dichiarazioni raccolte dal pm Ledda e alcune deduzioni delle perizie, in cui si parla di proiettile leggermente deviato dalla rete, ma esploso comunque «dritto per dritto, ad altezza d'uomo».
 
Su questo anche volendo non ho proprio la forza di commentare, perdonate.. sono stanca.. vorrei solo che Gabbo fosse qui..
 
Intanto l’Osservatorio Romano ha deciso:
Juventus-Parma e Roma-Catania in programma il prossimo 16 aprile non vedranno la presenza della tifoserie ospite. Niente tifosi ospiti anche per le partite Paganese-Verona, Martina Franca-Gallipoli, Pizzighettone-Sassari Torres, Trento-Como (in programma il 20 aprile), Viterbese-Reggiana e Brindisi-Savoia (in programma domenica) Per le gare Atalanta-Juventus (in programma il 20 aprile), Roma-Livorno (in programma il 19 aprile), Bari-Spezia (in programma domani), potrà essere venduto un solo tagliando per ciascuno spettatore. Settore ospiti chiuso sino al termine della stagione per i tifosi del Barletta e del Castrovillari, responsabili di ripetute intemperanze.
E della serie siamo giunti alla fine.. senza ospiti, anche l'incontro di Hockey su pista Toyota Valdagno-Amatori Lodi (in programma domani).
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lunedì, 07 aprile 2008
Sole. Gol. Ma soprattutto malinconia.
Parma-Lazio. Oltre al campo c’era molto di più.
C’erano due tifoseria accumunate da uno stesso dolore, per due ragazzi che se ne sono andati troppo presto..
Non voglio, e non mi va di parlare, e mettere parole su parole, anche perché mi sembrano inutili..
Quindi mi limito a ripetere le parole impresse come fuoco su quello striscione..
 
CIAO MATTEO.. SALUTA GABRIELE
 
Mi machi.. ci manchi..
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lunedì, 31 marzo 2008

Un copione scritto dal destino.

Dodicesima giornata. L’andata. Una stazione di servizio. Un giovane che va ad una trasferta. Un ragazzo di 26 anni, bello e vitale. Gabbo ci viene portato via. Da qualcuno.

Dodicesima giornata. Il ritorno. Una stazione di servizio. Un giovane che va ad una trasferta. Un ragazzo di 28 anni. Matteo. Viene portato via da un pulmino.

Potete anche chiamarla coincidenza, ma per me è altro..

 

Ciao Matteo.. 

 

 

Scusate se in questi giorni lascio andare il blog ma non ho ne la forza, ne la serenità per continuare a mandare aventi qualche cosa, visto che riesco a stento a non sgretolarmi.

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venerdì, 28 marzo 2008
I tifosi del Legnano rischiano di rimanere a casa in occasione del tanto atteso derby in agenda domenica 30 marzo alle 15 contro la Pro Patria di Busto Arsizio.La Prefettura di Varese, infatti, seguendo le indicazioni dell'Osservatorio del Viminale che aveva vietato le trasferte ai tifosi lilla, ha stabilito che il settore ospiti dello stadio "Speroni" non sarà aperto al pubblico in occasione della partita di domenica.
Niente trasferta organizzata quindi per i tifosi lilla che per assistere alla gara dovranno "accomodarsi" negli altri settori dello stadio.
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giovedì, 20 marzo 2008
LazioCi sono partite che passano come l’autenticazione dell’abbonamento ai tornelli e ad altre che le aspetti dal primo giorno, sono quelli che vai a controllate per prime quando ad agosto si fanno i calendari. Il derby.
E quando è quel giorno, hai soltanto un pensiero in testa, il tuo capo può parlare, il tuo interlocutore disquisire quanto vuole, ma non ci sei per nessuno. C’è solo un pensiero, ed quello quando ti svegli, quando fai colazione e ti vesti, è quello  anche quando in macchina cerchi Guido sulla stazione radio..
Ed è quello che si trasforma in paura mentre ti dirigi verso lo stadio, quando mancano quattro ore all’inizio, per poi divenire pura adrenalina quando vedi il campo di quel verde inteso..
 
Ma questo era speciale.. c’èra una persona speciale da ricordare e onorare..
 
Per la prima volta Totti sotto la Nord, nel ricordo di Gabbo. Per la prima volta, in sud, Giorgio Sandri e Gabriele Paparelli. Un padre che ha perso il figlio mentre andava a una partita, e un figlio che ha perso il padre che quella partita la voleva soltanto vedere..
Tifo e rispetto sugli spalti. Agonismo e rispetto in campo. Questo doveva essere e così è stato Lazio-Roma.
 
Testa e cuore. È così che la Lazio (la mia Lazio) fa il suo centotrentesimo derby, un derby da infarto. Deciso da un ragazzino che ha le gambe come quelle di Bambi che da ieri notte sarà laziale nella storia.
 
E poi, vedere l’espressione di Christian e del papà di Gabbo al gol è stato il regalo più bello che potevamo chiedere.
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martedì, 11 marzo 2008

GABBO

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venerdì, 07 marzo 2008
Trasferta contro la Juventus vietata ai tifosi del Napoli il prossimo 16 marzo per la ventottesima giornata del campionato di Serie A. Idem per Foggia-Cavese. E' una delle decisioni assunte dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale. L'Osservatiorio ha quindi stabilito che verrà consentita "la vendita la vendita di un solo tagliando per acquirente ed incedibilità dello stesso" per il match Roma-Milan del 15 marzo e per Lazio-Roma e Napoli-Fiorentina del 19 marzo. In Serie B, poi, medesimo provvedimento per Cesena-Modena del 15 marzo e per Bari-Cesena del 18 marzo.
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giovedì, 28 febbraio 2008
Non credo ci sia molto da dire.
Leggendola ho pianto come un bambina, è un GRANDE uomo, credo che sia un dono immenso che ha fatto a tutti quelli che la leggano, perché non puoi rimanere impassibile davanti a simili parole, gli occhi lucidi, il respiro corto, le mani che tremano, quindi non mi dilungo oltre..
 
FIRENZE - Questa è la storia di un uomo e una donna. Come ce ne sono tante. È la storia di un amore. Come a volte esistono. È la storia di un dolore. Come quelle che prima o poi ci sbattono addosso perché non può esserci una vita senza dolore. L’uomo si chiama Cesare Prandelli. Ha cinquant’anni. Alla fine della terza media voleva iscriversi al liceo artistico, si è ritrovato invece geometra perché la mamma gli raccomandava: il diploma, Cesare, il diploma… Voleva diventare architetto perché gli è sempre piaciuto pensare, creare, costruire qualcosa. Anche solo un’idea. Ha fatto invece il calciatore. Ha vinto con la Juventus qualche scudetto e una coppa campioni, si è distrutto le ginocchia e ha smesso presto, senza barare, a trentadue anni. Oggi è l’allenatore della Fiorentina, ma qui se potessero lo farebbero sindaco, presidente di tutti i posti in cui è previsto un presidente e, perché no?, persino papa e santo, naturalmente subito.
 
La donna si chiama Manuela Caffi, è sua moglie. È morta all’ora di pranzo del 26 novembre dell’anno scorso. Aveva quarantacinque anni. Quel giorno era un lunedì, il giorno in cui i calciatori e gli allenatori si riposano. “Fino alle dieci della domenica era lucidissima. Io e i miei figli durante le ultime ore ci siamo messi nel letto con lei. L’abbracciavamo, la accarezzavo, le parlavamo di continuo. I medici della terapia del dolore, che lei chiamava i suoi angeli, ci hanno spiegato che i malati terminali perdono per ultimo il senso dell’udito, ma riconoscono solamente le voci dei familiari, quelle degli estranei si trasformano in un rumore metallico. Porto dentro di me le sue ultime parole. Ma non riesco a dirle, a farle uscire. È troppo dura”.
Dopo tre mesi è la prima volta che Cesare Prandelli accetta di raccontare la sua Manuela. Nella sala riunioni della sede della Fiorentina. Una t-shirt bianca e un maglione arancione, il fisico da ragazzo, lo sguardo sulla fede che porta al dito, un bicchiere d’acqua sul tavolo che a un tratto si rovescia e lui va nello sgabuzzino, prende uno straccio e asciuga il pavimento mettendosi in ginocchio. Si deve pur ricominciare, da qualche parte, in qualche modo.
Potremmo partire dalla terra, la sua. Da Orzinuovi, provincia di Brescia.
“Di lì si parte e lì si torna. Dove sono nato e cresciuto, dove vivo ancora nella casa dei miei. Papà è morto che avevo sedici anni, mamma sta con me. A Orzinuovi sono Cesare e basta. C’è la piazza Vittorio Emanuele, una bella piazza con i portici. Manuela l’ho conosciuta là, al bar, una domenica pomeriggio. Giocavo in B con la Cremonese, tornavo dalla partita, avevo voglia di una cioccolata calda. Lei era con una sua amica, ci siamo soltanto guardati, ci siamo piaciuti subito. Il giorno dopo con una scusa sono andato a prenderla a scuola. Avevo diciott’anni, lei non ancora quindici. Non ci siamo più lasciati”.
Quando vi siete sposati?
“Nell’82. Ero alla Juve. I miei testimoni sono stati Antonio Cabrini e Domenico Pezzolla, mio compagno a Cremona. Ora fa l’ambulante, vende formaggi”.
Mai una crisi, mai un tradimento?
“In trent’anni abbiamo litigato una volta sola, colpa di una racchetta da tennis. Se mi chiede se le ho messo le corna le rispondo di no. Se per tradimento invece intende la mancata condivisione di una scelta e di una idea, allora le dico di sì, che a volte credo di averlo fatto. Nell’educazione dei figli, per esempio. Su questo piano sarò sempre in difetto nei confronti di mia moglie”.
Padri e figli: che cosa ha imparato dai suoi genitori?
“Da mio padre il rispetto per chi lavora, spero di averlo fatto mio. Da mia madre la fisicità dell’amore, il non vergognarsi di volere bene. Dimostrarlo con il cuore, la testa, le mani”.
E che cos’è l’amore?
“Credo ci siano diversi tipi di amore. Quello per una donna, quello per i figli, quello per gli amici. Ho scoperto che molte persone hanno paura di amare, hanno paura di vivere l’amore. Perché in amore devi dare, devi essere altruista. Forse è più facile non amare. Siamo spesso prigionieri del nostro egoismo”.
Che cosa le ha insegnato Manuela?
“Tutto. Ho sempre le tasche vuote, non un soldo. Mai usato il bancomat, i soldi me li dava lei. Qualche giorno fa sono stato costretto a farmi prestare cinquanta euro da un collaboratore della società per fare benzina. Non mi sono ancora abituato… Manuela mi ha insegnato a usare le parole. Mi diceva: Cesare, la cosa più importante è sapere che cosa si vuole. Domandarselo e avere il coraggio di darsi le risposte. Quando sono diventato responsabile del settore giovanile dell’Atalanta mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Poi mi offrirono il Lecce. Le dissi: mi piacerebbe provare, ma solo se tu vieni con me. I bambini erano piccoli. Andiamo, mi rispose, ma promettimi che terrai i nostri figli fuori dal mondo del calcio”.
A lei che cosa non piace di questo suo mondo?
“L’esasperazione, le polemiche, i processi, l’arroganza, la stupidità, l’oblio. Quando giocavo io ci divertivamo di più, tra compagni di squadra ci si frequentava dopo le partite, gli allenamenti. Mischiavamo le nostre solitudini. Oggi i calciatori lo fanno molto di meno. Questo mondo ha dato lavoro a tanti, ma tanti si prendono troppo sul serio. Eppure fai un mestiere che ti piace, ti danno un sacco di soldi, sei un privilegiato. Vivi una vita che non è normale. Se ho una qualità è quella di saper scegliere i miei abiti mentali. Non posso assumere un modo di essere che non è il mio. Non riesco a fingere, a mordermi la lingua, a mettere su il disco dell’ipocrisia”.
Parlavate spesso di politica, lei e sua moglie?
“Poco. Ho votato la sinistra più di una volta, ho avuto ad un certo punto simpatia per il centrodestra. Sono stato un ondivago, come vede. Vorrei una politica liberata dall’ideologia. Non mi chieda di più. Non sono preparato”.
Lei è ricco?
“Sto bene, molto bene. Ma la ricchezza non mi interessa. Mi preme la tranquillità economica dei miei figli. Nicolò ha ventitré anni, studia da manager dello sport. Carolina ne ha ventuno, fa lettere all’università e adora la danza. Non voglio diventare ricco. Voglio cercare di vincere qualcosa, questo sì”.
Mi hanno raccontato che prima di prendere Capello, la Juventus la voleva come allenatore. Di fronte alla scrivania di Moggi lei sparò una richiesta altissima, Moggi si alzò, le strinse la mano e le disse arrivederci. È vero?
“Sì. Per la Juve avrei firmato in bianco, ma sapevo che non mi avrebbero preso. Chiesi quella cifra per andare a scoprire le loro carte. Non mi presero, come avevo previsto”.
Quando si è ammalata Manuela?
“Sette anni fa. Allenavo il Venezia. Un nodulo a un seno. Sembrava routine. Operazione a Brescia. Meno di due anni dopo un problema a un linfonodo. Nuova operazione, parecchie metastasi, chemioterapia. Un disastro”.
La Roma per qualche mese, poi le dimissioni. Perché?
“Manuela voleva stare a casa. Facemmo un patto, le dissi che se le cure fossero state invasive sarei stato ogni minuto al suo fianco. Era lei la mia priorità. La sua vita era la mia vita. Tornai a Orzinuovi. Molti si sorpresero, per me invece fu una scelta naturale. Il calcio a volte ha paura della normalità”.
C’è stato un momento in cui ha creduto che Manuela si sarebbe salvata?
“Sì, dopo Parigi e un interminabile calvario di terapie chemioterapiche. I medici ci diedero molte speranze. Lei stava meglio. Venimmo a Firenze. Per quasi tre anni le cose sono andate bene. La scorsa primavera la situazione è improvvisamente precipitata, a maggio il tumore ha colpito il fegato. È stato l’inizio della fine. Da allora la lotta è stata soltanto contro il dolore, un dolore devastante, non più contro la malattia”.
A chi altri avete chiesto aiuto in questi anni?
“A Dio. Siamo andati a Spello, da frate Elia. Lunghe, dolcissime chiacchierate. Sedute di preghiera. Emozionanti, commoventi. Manuela, io, i due ragazzi. Io ho la fede, l’abitudine alla preghiera. Lei era invece un po’ come San Tommaso, ma l’incontro con frate Elia è stato straordinario. L’ha cambiata. Credo che senza di lui la mia Manu sarebbe morta prima”.
Ora lei come sta?
“Sto. Quasi tutta la mia famiglia è venuta a Firenze, respiro quando sono con Carolina e Nicolò. Cerchiamo di capire assieme come ricominciare. Mi danno sollievo il campo, i ragazzi, le partite. Da solo mi sento sperduto”.
E crede che rimarrà da solo?
“Adesso le posso solo rispondere di sì. Non riesco a immaginarmi con un’altra donna accanto. Penso che una persona che abbiamo tanto amato continui a vivere dentro di noi fino a quando moriremo a nostra volta”.
A Firenze la strada principale che conduce allo stadio si chiama Viale dei Mille. Per un lungo tratto a ogni albero è appeso un cartellone dell’Associazione tumori della Toscana. Raffigura Cesare Prandelli sul prato del campo. È in giacca blu e cardigan viola. Non sorride. Con il braccio destro saluta i tifosi della curva Fiesole. È il suo modo di dire grazie.
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lunedì, 25 febbraio 2008

Si è tenuto nella giornata di ieri un incontro tecnico tra i responsabili delle forze dell’ordine per la partita tra Fiorentina e Livorno che si terrà mercoledì.

 

All’incontro hanno preso parte, i rappresentanti delle forze dell’ordine di polizia e della polizia municipale, i risposabili della Fiorentina e dall’azienda di trasporto urbano ATAF.

È stata decisa l’opportunità di scoraggiare la trasferta dei tifosi Livornesi con pullman e mezzi privati, sollecitando invece l’uso dei treni che potrebbero permettere di raggiungere il Franchi direttamente alla vicina stazione di Campo di Marte.

 

Una soluzione che sorprende data l’avversità di Trenitalia a creare convogli speciali per i tifosi.

Invece.

Saranno concentrati a Nord gli ultras granata, che dal loro ”covo” di via Filadelfia, non potranno sfilare sotto la Sud, dove ci saranno i bianconeri, che saranno costretti a raggiungere il loro settore attraverso un percorso già definito in ogni particolare.

 

Ma cos’è, una caccia al tesoro? O un percorso militare?

 

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